CONVINZIONI
Oggi ho incontrato una cliente, la chiameremo Rosa, mamma di tre bellissimi bambini, con una carriera messa in pausa per occuparsi della famiglia e ora pronta a rimettersi in gioco.
Ciò che è accaduto oggi è interessante, lei ha aperto il nostro incontro con “ma qui si lavora solo con la raccomandazione!!!”, e lo ha concluso invece con “bene mi metto all’opera, miglioro i miei strumenti e mi do da fare!”.
Cosa è successo? Come mai questo cambiamento?
Rosa è in gamba, ha molte qualità, e non le piace stare con le mani in mano, anzi non vede l’ora di poter riprendere a lavorare per potersi dar da fare e supportare l’economia familiare. Sta cercando ma non ha trovato ancora nulla e si sta scoraggiando. Ha visto con i suoi occhi poca meritocrazia negli ambiti professionali da lei frequentati e crede che sia così dappertutto.
Seppur donna in gamba era bloccata da una convinzione limitante, cioè che il lavoro arriva solo a chi ha la raccomandazione! Magari è vero, ma non sempre, non dovunque!
Il primo momento di svolta è stato quando le ho chiesto se conosce persone che hanno ottenuto il lavoro senza raccomandazione…lei ci pensa un attimo su e poi esclama SI! MIO MARITO! Questa è stata la prima breccia.
Nel nostro incontro abbiamo poi analizzato come si propone alle aziende e abbiamo notato che ci sono delle fasi poco curate, che possono essere migliorate. Se ne rende conto anche lei, ed inizia a capire che in questo gioco “il lavoro non arriva” c’è anche un pezzo di responsabilità che le appartiene.
Scoprendo come migliorare gli strumenti Rosa prende sempre più consapevolezza che può fare meglio, di più e che fin ora si è fregata da sola dicendosi cose che a volte sono vere ma A VOLTE NO!
Una seconda scoperta è stata il capire come il suo Hobby fosse strettamente correlato alla direzione professionale che lei stava decidendo di prendere! Rosa è rimasta sorpresa rispetto a quante analogie ci sono tra il suo Hobby preferito ed il lavoro che desidera e questo l’ha fatta sentire ancora più sicura sulla scelta del lavoro da perseguire.
Una terza scoperta riguardava i suoi difetti, o ciò che lei definiva così. Qui abbiamo ragionato sul fatto che i difetti sono “un’esagerazione di una qualità” e che non vanno pertanto eliminati, ma educati, moderati, per evitarne l’eccesso. Se impariamo ad educare i nostri difetti avremo due effetti positivi, avremo fatto sparire il difetto e preso pieno possesso e consapevolezza della qualità che c’è dietro.
Ai saluti Rosa aveva recuperato le energie, aveva indebolito di molto le sue convinzioni rendendosi conto di quanto lavoro c’è ancora da fare per raggiungere il suo obiettivo, ma anche del fatto che lei ha tutte le qualità e le capacità per intraprendere questo lavoro e raggiungere il suo obiettivo!



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