COACHING E CONVINZIONI LIMITANTI
Come il Coaching può liberarti da tante convinzioni limitanti
Il tema delle convinzioni limitanti è a me molto caro, da ragazzo mi hanno condizionato molto e con alcune ci faccio ancora i conti, e le incontro ogni volta che mi confronto con un cliente. Il problema è in genere lì, in qualche convinzione che la persona ha su di sé, o sugli altri o sul mondo che lo blocca e non gli permette di raggiungere un obiettivo che desidera, di essere la persona che vuole essere, di vivere la vita che sogna.
Lavorare sulle convinzioni non è semplice, perché alcune sono molto radicate e quindi difficili da cambiare, non basta chiudere gli occhi, immaginare che andrà tutto bene e per magia si risolve tutto, serve scendere in profondità, riconoscerle in ogni loro aspetto e saperle trattare.
Quando si lavora su una convinzione limitante, una volta individuata, non bisogna agire con violenza per estirparla con brutalità, forse è ciò che il cliente dichiara di volere, forse è ciò che anche il coach desidera fare, per garantirsi un effetto wow, ma non è ecologico, non è la soluzione. Non lo è perché quella convinzione sta li per un motivo, non è erbaccia cresciuta a caso, ma è una sensazione di certezza che è lì perché la persona la considera, inconsapevolmente, utile. Le convinzioni limitanti hanno un’utilità, altrimenti non le conserveremmo per così tanto tempo, non ce le terremmo strette a noi.
Facciamo degli esempi, “non ne combino mai una giusta”, quale può essere il motivo utile per cui questa convinzione esiste nella mente di una persona? In genere queste convinzioni sulle proprie capacità servono ad evitare il prossimo fallimento, la prossima delusione, la prossima performance negativa, ci protegge dal dolore di dover sopportare un’altra sconfitta.
“Nessuno mi amerà mai seriamente”, da cosa può proteggere questa convinzione? Dal dolore di una possibile prossima delusione, dalla frustrazione di ritrovarsi in un’altra relazione tossica.
Capiamo quindi che è importante cogliere ciò che c’è dietro la convinzione, chiedersi, “ma perché è li?” fare in modo che di questo perché se ne renda conto il cliente e poi si può lavorare sull’esigenza che c’è dietro in modo di accoglierla, prenderla in carico e trovare un modo alternativo, però questa volta potenziante, di poterla soddisfare.
Il modello di Coaching che uso, quello Sistemico, si basa proprio sul lavorare con ciò che è presente, e che ciò che è presente è una risorsa da poter utilizzare, tutto nella persona è utilizzabile, anche le convinzioni limitanti. Questo è un modello di Coaching rispettoso della persona, che non entra e distrugge per ricostruire, ma riconnette in una forma più generativa ciò che già c’è, apportando quei cambiamenti necessari e che sono coerenti con la coreografia della persona.
E tu cosa ne pensi? Quali sono le convinzioni che più ti limitano? E, riflettendoci su, quali esigenzi stanno proteggendo?




Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!