FACILITAZIONE
Creare le condizioni perché il gruppo possa lavorare davvero insieme
Non sempre un gruppo ha bisogno di qualcuno che gli dica cosa fare.
A volte possiede già al proprio interno conoscenze, esperienze, punti di vista e possibili soluzioni, ma ha bisogno di un processo che permetta a queste risorse di emergere, incontrarsi e diventare azione.
La facilitazione serve proprio a questo.
Significa progettare e guidare conversazioni, workshop e momenti di lavoro nei quali le persone possano partecipare attivamente, confrontarsi in modo produttivo, generare idee, affrontare problemi e costruire decisioni condivise.
Il facilitatore non entra necessariamente nel merito delle risposte.
Progetta il processo attraverso il quale il gruppo può costruirle.
Dalla riunione alla partecipazione
In molti contesti di lavoro la partecipazione è distribuita in modo poco equilibrato.
Qualcuno parla molto. Qualcuno poco. Alcune idee vengono approfondite, altre non riescono nemmeno ad emergere. Le discussioni si allungano e non sempre conducono a decisioni o azioni concrete.
La facilitazione interviene sulla struttura della conversazione.
Domande, tempi, modalità di confronto, lavoro individuale, piccoli gruppi, visualizzazione delle idee e momenti di convergenza vengono progettati per permettere alle persone di contribuire in maniera più efficace.
L’obiettivo non è far parlare tutti allo stesso modo.
È creare le condizioni perché il contributo delle persone possa diventare una risorsa per il gruppo.
Liberating Structures
Tra le metodologie che utilizzo nella facilitazione ci sono le Liberating Structures, un repertorio di strutture pensate per ampliare la partecipazione e modificare alcune dinamiche tipiche delle riunioni e dei processi di gruppo.
Attraverso sequenze semplici e strutturate è possibile coinvolgere contemporaneamente molte persone, alternando riflessione individuale, confronto in piccoli gruppi e condivisione collettiva.
Strutture come 1-2-4-All, Impromptu Networking, TRIZ, Troika Consulting, What, So What, Now What? e altre possono essere selezionate e combinate in funzione dell’obiettivo.
Non utilizzo però le Liberating Structures come una sequenza di esercizi.
La metodologia viene dopo la domanda che il gruppo deve affrontare.
Quando può essere utile
Un processo di facilitazione può essere progettato per esigenze molto differenti.
Generare idee
Permettere al gruppo di esplorare un tema e produrre possibilità senza limitare il confronto alle persone che intervengono più facilmente.
Affrontare problemi complessi
Osservare una situazione da prospettive differenti, far emergere informazioni distribuite nel gruppo e costruire possibili soluzioni.
Definire priorità
Passare da molte idee a una lettura condivisa di ciò che richiede maggiore attenzione.
Costruire una visione comune
Aiutare persone e team a confrontare rappresentazioni differenti e individuare elementi sui quali costruire un significato condiviso.
Prendere decisioni
Strutturare il confronto affinché alternative, implicazioni e differenti punti di vista possano essere esplorati prima di arrivare a una scelta.
Trasformare il confronto in azione
Tradurre quanto emerso in responsabilità, comportamenti, priorità e passi successivi.
Rendere visibile il pensiero del gruppo
Post-it, canvas, mappe, cartelloni e altri strumenti visuali non servono semplicemente a rendere un workshop più creativo.
Servono a portare il pensiero fuori dalla testa delle persone e renderlo visibile al gruppo.
Quando idee, problemi, connessioni e priorità diventano osservabili, è più semplice confrontarli, organizzarli, metterli in relazione e costruire una comprensione condivisa.
Il gruppo non sta più soltanto parlando di un problema.
Può iniziare a guardarlo insieme.
Il facilitatore non deve avere tutte le risposte
Facilitare significa anche rinunciare alla tentazione di guidare il gruppo verso una soluzione già decisa.
Il mio compito è costruire un processo sufficientemente strutturato da permettere alle persone di lavorare efficacemente e sufficientemente aperto da lasciare emergere idee, prospettive e soluzioni che non erano state definite in partenza.
Osservo ciò che accade, pongo domande, modifico il processo quando necessario e aiuto il gruppo a mantenere il focus sull’obiettivo.
Perché facilitare non significa rendere tutto più facile.
Significa rendere più efficace il modo in cui le persone pensano, dialogano e costruiscono insieme.
Dal confronto all’azione
Una buona facilitazione non termina con una parete piena di post-it.
Il passaggio finale consiste nel comprendere cosa fare di ciò che è emerso.
Quali idee vogliamo portare avanti?
Quali sono le priorità?
Cosa decidiamo?
Chi farà cosa?
Qual è il prossimo passo?
È qui che una conversazione produttiva può trasformarsi in decisioni condivise e azioni concrete.

