COACHING E MOTIVAZIONE
Cosa lega il Coaching alla Motivazione?
Credo che la risposta sia, una grande confusione! Nell’immaginario collettivo il Coach è colui che lavora sulla motivazione, ti grida “ce la puoi fare!”, è promotore del pensiero positivo, e sa darti tanti consigli su come vivere una vita piena e di successo.
Questo tipo di concezione è legata alla visione più americana del Coaching (del resto nasce lì), che trova le sue radici nel lavoro di Anthony Robbins, che per primo ha saputo dare visibilità su ampia scala al lavoro del Coach. In Italia, la trasposizione di ciò che fa Robbins, la dobbiamo a Roberto Re, a Claudio Belotti, a Roberto Cerè (con un taglio più business), grandi Coach ma anche grandi Trainer.
Si perché quando Tony Robbins fa il Coach lo strumento principale che usa sono le domande, quando invece fa il suo show dal vivo con 6000 persone, li è un Trainer, dove insegna metodi pratici per avere successo, per superare difficoltà, per sviluppare una crescita personale e vivere meglio.
Sono questi grandi show che finiscono nei video promozionali (o su Netflix) ed è a questi eventi che si attribuisce il ruolo di Coach, perché è vero che lì c’è un Coach che sta parlando, ma in quel momento sta svolgendo un altro lavoro, quello di Trainer.
Per cui il Coaching si associa alla motivazione per questo equivoco, infatti, nel percorso di Coaching, che si svolge nel segreto della consulenza privata dove non ci sono telecamere, l’aspetto motivazionale non è indispensabile, non è cercato dal Coach, non è primario, spesso non è proprio presente. Questo perché non è detto che li cliente abbia bisogno di motivazione, ciò di cui ha bisogno il cliente è una risorsa che emerge durante il percorso, e che appartiene già all’universo della persona e insieme al Coach si va a scoprire come utilizzare questa risorsa in maniera più generativa e nuova.
È, invece molto probabile, che un cliente, al termine del percorso di Coaching si senta particolarmente motivato. Questo succede spesso, ma questo effetto è il risultato dell’intero percorso, delle consapevolezze in cui è inciampato e dei cambi di prospettiva che ha saputo accogliere e non direttamente del “Dai ce la puoi fare!”.
Sicuramente nelle fasi finali di un percorso di Coaching, che è fatto di domande, silenzi, ascolto, feedback e riflessione, può esserci anche spazio per la motivazione, intesa come l’invito del Coach a stimolare un’azione nuova, un’azione basata sulla consapevolezza nata durante il percorso e che, a volte, necessita di una piccola spinta esterna per essere messa in pratica.
Un ambito di Coaching dove l’elemento della motivazione è più visibile, e quindi accostabile, è quello sportivo, dove, ancora una volta, non rappresenta l’elemento centrale del percorso, ma ne diventa più un accessorio aggiuntivo, che somiglia più al tifo che il Coach fa nei confronti del Coachee nel saper mettere in pratica ciò che ha imparato.
Ci tengo a fare questa giusta distinzione perché spesso il ruolo del Coach viene denigrato al semplice motivatore, che di per sé non rappresenta nessuna delle fasi del percorso di Coaching.
Se ti affidi ad un Coach ti affidi ad un professionista allenato a riconoscere dinamiche profonde della persona, allenato a fare domande efficaci, a dare feedback potenzianti e a saperti stimolare in modo da fare insieme un percorso evolutivo in cui non cambi te stesso, ma diventi ancora di più te stesso, ancora più consapevole delle tue capacità e possibilità.
E tu cosa ne pensi? Cosa pensi sia il Coaching? Sei interessato a saperne di più?




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