INASPETTATO E SORPRENDENTE
Mi ritrovo a gestire un bilancio di competenze, cosa ormai fatta molte volte e con uno schema ben stabilito. 8 ore di confronto “one to one” per definire le attitudini professionali del candidato, quale strada professionale intraprendere e che piano d’azione applicare.
Incontro Rosa (nome di fantasia), 38 anni, subito mi dimostra di avere uno spiccato interesse per un particolare lavoro: l’arredatrice di interni, ruolo professionale per cui aveva studiato e che ama molto voler fare. Fin ora non è riuscita ad accumulare esperienze in questo campo “accontentandosi” di esperienze in diversi call-center. Non si sente realizzata e vorrebbe dare una svolta alla sua carriera.
Come di consueto faccio una domanda per capire in che modo, fin ora, ha cercato lavoro, quali canali ha utilizzato e se il cv e la lettera di presentazione sono compilati in maniera corretta ed efficace. Qui Rosa mi racconta di aver dedicato poco tempo alla ricerca e di averci provato in maniera saltuaria, utilizzando sempre lo stesso cv, senza allegare lettere di presentazione e scoraggiandosi velocemente aggrappandosi alla convinzione “il lavoro oggi non c’è!”
Qui avverto una distonia, c’è qualcosa che non va! Come è possibile che una persona abbia una forte passione per una professione in particolare, una passione che quando ne parli ti brillano gli occhi, per poi scoprire che per realizzare questa passione la quantità di tempo ed energie spese è stata veramente bassissima…?
Tra l’atro stiamo parlando di una donna di 38 anni, non di una neo diplomata, per cui mi aspettavo di trovare un racconto diverso.
Intuisco facilmente che c’è qualcosa di non detto, per cui faccio alla candidata la stessa domanda che mi era balzata in mente un attimo prima. Rosa cambia espressione, abbassa gli occhi, si connette con una forte emozione e inizia ad aprirsi completamente. Mi racconta della sua PAURA di lasciare casa, i propri affetti, del distacco con il suo ambiente abituale. Per quanto questa storia venga raccontata in maniera molto sentita, per me non è abbastanza, le dico di rimando che “se la sta raccontando” che il motivo non è quello, che si è inventata questa storia per giustificarsi, per proteggersi dalla possibilità di…bhe è da capire.
Rosa ne resta sorpresa e ammette che la mia interpretazione è corretta, se la sta raccontando, ragioniamo insieme sul fatto che qualunque strada possa scegliere c’è sempre un treno che può portarla a casa, per cui non può essere questo il motivo che per anni non le ha permesso di realizzarsi a pieno!
Scendiamo un po’ più in profondità e troviamo un’altra PAURA, quella di fallire, di sbagliare, di commettere errori, di venire giudicata… Ecco qui c’è qualcosa di più autentico, il modo di raccontarlo è diverso, non enfatizza, ne parla con un velo di vergogna, e mi dice che è questo ciò che la blocca.
Abbiamo capito il problema, se fosse stata una seduta di Coaching sarebbe stato un buon traguardo intermedio, per poi lavorarci ancora e ancora, ma qui avevamo poco tempo e dopo quell’incontro non l’avrei più rivista. Pertanto, se volevo aiutare questa persona ad uscire da questa situazione di stallo, dovevo fare qualcosa, sentivo di volere e dover fare qualcosa!
All’improvviso Rosa mi chiede se può fare lei una domanda a me, io, un po’ sorpreso le dico di si certamente, e mi chiede il perché le ho fatto notare che alla grande interesse non corrispondeva una grande dose di azione, qui la sua espressione cambia, la voce si indurisce, le rughe tra le sopracciglia si evidenziano, si sta arrabbiando. Non cerca una versa risposta, infatti continua facendomi una seconda domanda, e mi chiede se io ho avuto l’impressione che lei fosse MOLLICCIA!
Anche qui, non voleva una risposta, e la sua RABBIA non è rivolta verso di me e non è legata alla mia domanda, è legata alla sua vita, ed inizia spontaneamente a raccontarmi che per una vita intera ha dovuto subire persone che le rimandavano sempre questo commento “Sei MOLLICCIA” nel senso che non entra in azione, è titubante, e si fa vincere dalle paure. Più andava avanti nel racconto e più aumentava la rabbia e l’energia con cui lo raccontata. La sua fisiologia cambia, la schiena è dritta, i movimenti sono decisi, la voce ha un volume alto e un tono fermo, appare molto determinata e con una grande voglia di dimostrare al mondo che lei ce la può fare!
Io assisto a questa scena, la osservo, la ascolto, e, appena ha finito, le faccio notare che forse mi ha appena mostrato la soluzione al suo problema: la RABBIA! La rabbia non è sempre una cosa negativa, le faccio notare, ci dà energia, e a quanto pare Rosa di rabbia e di energia ne ha da vendere! Lei si ferma e mi dice…”sai non ci avevo mai pensato….!”.
Le do un compito (il bilancio delle competenze è per ora accantonato e ho messo su la divisa da Coach): di scrivere su un foglio la parola “MOLLICCIA”, di inserirlo dietro la cover trasparente del suo cellulare, e di leggere questa parola ogni qual volta inizia a titubare, ogni volta che la PAURA, che ha una funzione protettiva, vuole trattenerla. Leggendo la parola attiva immediatamente la RABBIA, ha un ancoraggio spontaneo molto efficace, e utilizzare quella RABBIA come ENERGIA per fare il primo passo!
Ci siamo poi salutati con un espressione in volto diversa, una sorta di liberazione, forse Rosa ha trovato la strada per poter rompere il muro di PAURE e SICUREZZE di cui si è circondata e trovare la forza e l’ENERGIA per fare il primo passo verso una direzione meno conosciuta ma tanto desiderata!




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