“Il vero nemico del cambiamento? Non è la paura. È la convenienza.”

Immagina un burattino che si muove in base ai fili che muove il burattinaio.

Questo burattino però è particolare non sa di avere un burattinaio che lo muove ed è quindi convinto che i suoi movimenti siano una diretta espressione della sua libertà.

Gli piace molto pensarla così, anche quando qualche movimento che fa non lo comprende proprio, non sa perchè ha fatto ciò che ha fatto, e non se lo sa spiegare, ma questi dubbi sono fugaci, veloci, una scrollata di capo e vanno via.

Nella nostra vita le cosa a volte vanno proprio così, i nostri atteggiamenti brutali, le nostre reazioni eccessive, i nostri pensieri logoranti, le nostre risposte sgarbate, le nostre decisioni comode e improduttive, non le capiamo, se ci fermiamo un attimo ad analizzarle non sappiamo del perchè facciamo ciò che facciamo.

In realtà non è nemmeno detto che ci fermiamo ad analizzarle, perché fermarsi ad ascoltare ciò che di diciamo ed osservare attentamente ciò che facciamo significa accettare l’idea che siamo vulnerabili, che siamo imperfetti, che la ragione non è sempre dalla nostra parte, e questo spaventa. Ci vuole molto coraggio per guardarsi allo specchio certe volte.

E la storia del burattino e burattinaio? Chi è il burattino? Noi? E chi è il burattinaio? Siamo noi in entrambi i ruoli. Il burattinaio è il condensato di convinzioni che abbiamo maturato lungo il nostro percorso e che ci portiamo dietro ovunque andiamo.

Sappiamo bene la distinzione tra convinzioni potenzianti e convinzioni limitanti (si badi bene che la distinzione non significa quelle buone da quelle cattive, perché anche le potenzianti possono creare danni), il punto è, perché ci tratteniamo le convinzioni che sappiamo esserci d’ostacolo?

La risposta è “perché non ci fanno abbastanza male”, fanno male ma è un dolore sopportabile, e inconsapevolmente facciamo una scelta, preferiamo conservare un dolore noto e sopportabile a qualsiasi cosa possa sostituirlo, perché è nuovo, quindi è ignoto, quindi…mi sto così che poi tanto male non va.

Per cui si, il primo ostacolo al cambiamento è la convenienza di restare all’interno di ciò che già conosciamo, anche se ci fa male, ma non tanto da doverci necessariamente farci qualcosa.

Pensate per un attimo a chi conserva l’abitudine negativa di fumare, lo sai che fa male ma pensi che è sopportabile, che i benefici superano i danni, e che tutto sommato non è così grave come vogliono farti credere. Se le tue convinzioni, consapevoli o inconsapevoli (quindi sommerse), sono di questo tipo continuerai a fumare tranquillamente. Poi però abbiamo sentito della storia di quel nostro amico che dal suo corpo ha ricevuto un segnale molto forte, si è spaventato, ora l’abitudine negativa ha fatto più male, e da quel giorno ha buttato le sigarette per sempre.

Non serve che ci venga un coccolone o che accada necessariamente qualcosa di spaventoso, basta accorgersi di ciò che mi spinge a fare ciò che faccio e a pensare ciò che penso, basta riconoscere i fili che ti muovono e, da adulti, prendere la decisione che a te non sta più bene proseguire così aprendoti al cambiamento.

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