COACHING E POTENZIALITÀ

Come il Coaching può aiutarci a scoprire ed esprimere le nostre potenzialità

Sia che tu abbia un lavoro e sia che tu non lo abbia trovato ancora, avverti la sensazione di avere delle potenzialità inespresse? Avverti di poter essere di più? Che ciò che stai facendo potrebbe anche andar bene ora ma non è ciò che ti fa brillare?

Ecco queste sono domande che in molti si fanno, perché vivono il costante contatto con quella sensazione di inquietudine interiore basata sulla consapevolezza (o anche semplice speranza) che posso fare ed essere di più. 

Certo a volte questa sensazione la tacciamo dicendoci che è colpa del momento, se solo fossi nato ricco! O magari biondo o con un talento innato…Siamo bravi a zittire questa voce, lo facciamo perché è fastidiosa, perché ci ricorda costantemente che oggi non sei al massimo che puoi, come un tarlo che non smette di avvertirti che ciò che stai facendo non è nulla in confronto a ciò che puoi fare, anche perché migliorare, essere una versione più evoluta di essere umano, è stancante, ci vuole tanto sforzo, per cui…meglio non pensarci!

Molti ragionano così, è comprensibile, ma non è saggio. Ogni persona che esprime al meglio le proprie potenzialità e le mette al servizio della collettività arricchisce sé stesso e gli altri. Immagina se il tuo cantante o band preferita avesse fatto i discorsi citati sopra: non è per me! Ma chi sono io! Non sono poi così bravo! Ma figurati se ascolteranno me…! 

Se ciò fosse accaduto sarebbe stata una grande perdita per il cantante stesso che non avrebbe espresso tutta la sua arte ma ci saresti andato a perdere anche tu!

Comprendi quindi quanto è importante saper distinguere le nostre potenzialità, ciò che ci rende eccellenti, ecco il Coaching può aiutare giovani ed adulti a vivere questa ricerca in modo entusiasmante e con risultati appaganti. Il Coaching aiuta le persone a connettersi con la parte più originale di sé, ed è tramite questo processo che le persone riescono a riconoscere e trovare le proprie potenzialità, definendo come queste possono essere allenate ed espresse.Da soli questo tipo di ricerca è molto difficile e di persone che orami hanno perso la speranza di trovare quali sono i propri talenti distintivi ce ne sono fin troppe, con il Coaching è possibile far parte di quel gruppo di persone che ha deciso che la sufficienza non basta, e che se ho un dono sono chiamato a trovarlo, svilupparlo e condividerlo col mondo!

OGGI MI VIENE FACILE PARLARE DI GRATITUDINE

In effetti mi rammarico di non ricordarmelo tutti i giorni. 

La gratitudine non è una parola espressa, un gesto, un’attenzione verso una persona, ma è uno stile di vita vero e proprio.

Pensiamoci un attimo, quand’è che siamo grati in genere? 

Quando riceviamo un regalo, un aiuto inaspettato, un gesto gentile nei nostri confronti, dei complimenti, quindi momenti facilmente riconoscibili dove dire grazie oltre che piacevole è anche un “obbligo” educativo.

La gratitudine che intendo è diversa, include quanto descritto sopra ma va OLTRE.

Per sviluppare un’atteggiamento di gratitudine dobbiamo potenziare una capacità che tutti abbiamo, ma che alleniamo poco: la capacità di saper apprezzare ogni piccolo dettaglio della nostra giornata!

Ti sarà capitato anche a te di vivere quelle giornate veramente belle, iniziate con la marcia giusta, dove tutto il mondo sembra essersi sincronizzato per venire in tuo aiuto, poi magari a lavoro o in famiglia succede qualcosa di negativo e tutto cambia, quella giornata da bellissima diventa la peggiore di tutte, lasciandoci uno stato d’animo pessimo, fatto di stress, rabbia e frustrazione. 

Questo tipo di dinamica evidenzia un’abilità fantastica, che applichiamo con una certa continuità, il saperci concentrare prevalentemente sulle cose negative che ci accadono, dimenticando il resto.

Se siamo bravi ed allenati per saperci concentrare sulle cose negative, dobbiamo imparare ad usare questa abilità che già abbiamo e che conosciamo bene però al contrario. 

L’abilità di saper apprezzare un raggio di sole, il riflesso nella pioggia, il sentirsi bene e in buona salute, l’avere accanto persone speciali che ci amano e che spesso diamo per scontate ma che tali non sono, la bellezza della tua città, l’affetto dei tuoi posti, il calore della tua casa, il messaggio dell’amico/a, lo scodinzolare del cane, l’alba, il tramonto, lo stormo di uccelli, la brezza del vento, la possibilità di essere utile a qualcuno, la capacità di essere bravo/a nel lavoro che fai, la ricchezza di una risata in compagnia, il sapore della tua birra preferita, il suono della tua canzone preferita, la potenza dell’amore…

C’è un esercizio che ci aiuta a sviluppare uno stile di gratitudine nella nostra vita, prima di dormine elenca 3 cose di quella giornata per cui sei grato, questo esercizio semplice ha la capacità di accompagnarci a focalizzarci sulle cose belle che sono accadute.

TI PROMETTO che anche nelle giornate peggiori, almeno 3 cose per cui essere grati ci sono! Impariamo a scoprirle! :)Come fare per ottenere risultati eccellenti?

Mi è stato insegnato che l’albero buono produce buoni frutti, pertanto la qualità del frutto dipende dalla qualità dell’albero.

Stamattina ragionavo su una dinamica molto comune, tutti vogliono ottenere risultati eccellenti, chi non li vorrebbe, li desideriamo, alcuni li pianificano con cura, ma tanti restano poi delusi, e l’aspettativa di successo svanisce portando con sé una bella dose di frustrazione e anche un po’ di senso di colpa.

Ma qual è la differenza che fa la differenza tra chi riesce a ottenere ciò che vuole e chi no, tra chi riesce a realizzare nella propria vita le esperienze che disidera ed i progetti che sogna e chi invece si abitua a convivere con i rimpianti.

Forse la risposta sta nella qualità delle nostre abitudini. Oggi abbiamo la pretesa di voler ottenere risultati eccellenti conservando abitudini mediocri. Si, non è carino dirlo e sopratutto dirselo, ma spostare l’attenzione altrove non ci permette di migliorare ed ottenere risultati migliori.

Siamo molto bravi nel dare la colpa al tempo, alla crisi, al sistema, al mondo intero, e comprendo bene il perché lo facciamo, se la colpa è al di fuori di me, allora io sono innocente. Per conservare questo stato di apparente innocenza siamo disposti a vivere periodi anche molto lunghi di lamentele e insuccessi.

Il mio invito è quello che da qualche tempo ho iniziato a fare per me, non badare a ciò che capita fuori da te, non perché non siano cose importanti o condizionanti, ma perché su queste cose non ne hai il controllo, concentrati invece su ciò che puoi direttamente cambiare, migliorare, evolvere…te stesso!

Osserva le tue giornate, fermati un attimo in questa frenesia nauseante, e, ad una ad una separa tutte le azioni abituali che compi tutti i giorni, chiediti “ma questa abitudine ha il gusto dell’eccellenza?”. Se la risposta è si, bene continua, ma se la risposta è no, CAMBIA!

Non si possono ottenere risultati nuovi facendo sempre le stesse cose. 

Accorgiti di cosa è sotto la tua diretta responsabilità e prendine pieno possesso, pieno controllo, rimetti le mani sul volante della tua vita.

I buoni frutti arrivano da alberi buoni, cura te stesso, sostituisci le abitudini mediocri con abitudini eccellenti, all’inizio sarà molto scomodo, considera che la comodità ha tanti pregi, ma tra i difetti ha quello di anestetizzarci, di impigrirci, e farci stare fermi quando invece dovremmo muoverci.

Inserisci nuove azioni, smettine altre, e fallo per 21 giorni consecutivi, in questo periodo ci vuole tanta auto disciplina, magari scrivi su un foglio quali sono le tue nuove abitudini e firmalo, come se fosse un contratto con te stesso, anzi di dico di più, condividilo con chi ti è vicino!

Ti auguro tanta scomodità, quella sana, che ci tiene vivi e proiettati verso l’eccellenza!

OGGI VOGLIO PARLARE DI MISSIONE!

Partendo dal gergo comune se sento la parola missione mi vengono in mente i missionari in Africa, o magari qualche missione militare. 

In entrambi i casi la missione è qualcosa da esercitare lontano, da cercare lontano. Eppure con la parola Missione si intende anche qualcosa di molto vicino, anzi di intimo, di interiore a noi. Ed è questo significato che mi interessa e che voglio approfondire. 

Qual è la tua MISSIONE? Qual è, quindi, la tua missione in questo mondo, come per dire… ma tu, qui, che ci stai a fa? Perché sei qui?

Ecco è il perché del nostro essere vivi…domanda semplice no?

Sono pochissime le persone che si soffermano a chiedersi questo perché, il motivo è la convinzione che non esista una risposta precisa a questa domanda…pertanto meglio non farsela.

Intanto però alcune persone le vediamo impegnarsi con uno stile ed una motivazione differente, alcune aziende progrediscono e rivoluzionano il mondo, alcuni atleti raggiungono risultati prima impossibili, alcuni scienziati arrivano a scoperte sensazionali, alcuni professionisti ottengono riconoscimenti elevatissimi, ed il bello di tutto ciò è che non sembrano stanchi. 

Anzi, sembrano enormemente soddisfatti ed immersi in un flusso dove energia e concentrazione sono un tutt’uno e puntano forte e dritto verso un preciso obiettivo.

C’è un detto che dice “non esiste vento favorevole per la nave che non sa dove andare”…se non sai dove andare non otterrai mai il livello di energia e concentrazione necessari per ottenere risultati straordinari.

Chi conosce la propria missione, sa che non c’è niente di più importante, sa che il solo modo per esprimere al massimo le proprie potenzialità sta nel viverla il più possibile e sa che dentro di sé ha tutte le risorse necessarie per esaudirla a pieno.

Comprendere la propria missione, viverla e realizzarla sono tre step fondamentali per essere pienamente se stessi.

A volte si sente parlare di Vocazione, ed è la stessa cosa, qual è la tua vocazione?

La risposta a questa domanda spesso non è necessariamente una professione o una passione precisa, ma è qualcosa di più generico, che poi noi andiamo ad esprimere con quel lavoro e passione specifica.

Ad esempio la mia missione è “aiutare gli altri a vivere meglio, e al massimo delle loro potenzialità”.

Una missione del genere io la esprimo tramite il Coaching e la formazione, ma altre persone con una missione simile magari la esprimono diventando medici, insegnanti o allenatori.

Su quest’argomento ci tornerò spesso, è veramente un tema per me molto affascinante, e cercherò nel mio piccolo di darti dei suggerimenti per trovare la tua missione! 

Intanto…iniziati a fare qualche domanda 😉

UNA FORTE ESIGENZA DI SICUREZZA!

Oggi è questo che vediamo, possiamo osservarlo facilmente sui social, in tv e per le strade delle nostre città.

All’improvviso un virus ci ha fatto impazzire…ma come è potuto accadere?

Il motivo è semplice, il bisogno di sicurezza per se e per gli altri è tra i principali bisogni dell’essere umano!

Se questo è in pericolo salta ogni possibile logica e si corre ai ripari, anche sbagliati, ma si corre, senza pensare, senza ragionare.

È un po’ come quando scoppia un incendio e non hai il tempo di pensare, devi agire, trovare una via di fuga per te e per chi è con te. 

Pertanto, avendo ben presente il ruolo fondamentale di questo bisogno, si comprendono le razzie nei supermercati, la scomparsa dell’amuchina e delle mascherine, anche se gli esperti continuano a dirci che tutto ciò è illogico e non necessario.

Quando viene messo in pericolo uno dei nostri bisogni fondamentali attiviamo atteggiamenti e stati d’animo straordinari. 

Avvertiamo tutti il bisogno di sicurezza, ognuno a suo modo: chi più, chi meno, ad esempio c’è chi ama gli sport estremi e chi non rischierebbe la salute solo perché fuori piove, ma tutti raggiungiamo la serenità solo quando questo bisogno è soddisfatto. La sicurezza di un abbraccio, di una casa calda, di un lavoro stabile, di conoscenze solide, di competenze specifiche, di amici fidati.

L’essere umano poi è interessante, perché se esagera nel curare il bisogno della sicurezza, leggi anche stabilità, allora inizia a star male, si perché diventa tutto controllato, prevedibile, una routine che si ripete di volta in volta, la sicurezza rischia di diventare una prigione e a quel punto c’è un altro bisogno che viene avvertito, quello della Varietà!

Ad un certo punto abbiamo bisogno di variare, cambiare, modificare, innovare, stupirci e stupire, perché ciò ci permette di sentirci liberi altrimenti è tutto una noia.

Oggi, per affrontare questo periodo di particolare disagio abbiamo bisogno di stare attenti ad entrambe le cose, curare la nostra sicurezza conservando la nostra libertà, stare attenti ai comportamenti igienici da seguire senza entrare in psicosi dannose, avere atteggiamenti responsabili continuando a vivere la nostra vita!

COME FARE PER OTTENERE RISULTATI ECCELLENTI?

Mi è stato insegnato che l’albero buono produce buoni frutti, pertanto la qualità del frutto dipende dalla qualità dell’albero.

Stamattina ragionavo su una dinamica molto comune, tutti vogliono ottenere risultati eccellenti, chi non li vorrebbe, li desideriamo, alcuni li pianificano con cura, ma tanti restano poi delusi, e l’aspettativa di successo svanisce portando con sé una bella dose di frustrazione e anche un po’ di senso di colpa.

Ma qual è la differenza che fa la differenza tra chi riesce a ottenere ciò che vuole e chi no, tra chi riesce a realizzare nella propria vita le esperienze che disidera ed i progetti che sogna e chi invece si abitua a convivere con i rimpianti.

Forse la risposta sta nella qualità delle nostre abitudini. Oggi abbiamo la pretesa di voler ottenere risultati eccellenti conservando abitudini mediocri. Si, non è carino dirlo e sopratutto dirselo, ma spostare l’attenzione altrove non ci permette di migliorare ed ottenere risultati migliori.

Siamo molto bravi nel dare la colpa al tempo, alla crisi, al sistema, al mondo intero, e comprendo bene il perché lo facciamo, se la colpa è al di fuori di me, allora io sono innocente. Per conservare questo stato di apparente innocenza siamo disposti a vivere periodi anche molto lunghi di lamentele e insuccessi.

Il mio invito è quello che da qualche tempo ho iniziato a fare per me, non badare a ciò che capita fuori da te, non perché non siano cose importanti o condizionanti, ma perché su queste cose non ne hai il controllo, concentrati invece su ciò che puoi direttamente cambiare, migliorare, evolvere…te stesso!

Osserva le tue giornate, fermati un attimo in questa frenesia nauseante, e, ad una ad una separa tutte le azioni abituali che compi tutti i giorni, chiediti “ma questa abitudine ha il gusto dell’eccellenza?”. Se la risposta è si, bene continua, ma se la risposta è no, CAMBIA!

Non si possono ottenere risultati nuovi facendo sempre le stesse cose. 

Accorgiti di cosa è sotto la tua diretta responsabilità e prendine pieno possesso, pieno controllo, rimetti le mani sul volante della tua vita.

I buoni frutti arrivano da alberi buoni, cura te stesso, sostituisci le abitudini mediocri con abitudini eccellenti, all’inizio sarà molto scomodo, considera che la comodità ha tanti pregi, ma tra i difetti ha quello di anestetizzarci, di impigrirci, e farci stare fermi quando invece dovremmo muoverci.

Inserisci nuove azioni, smettine altre, e fallo per 21 giorni consecutivi, in questo periodo ci vuole tanta auto disciplina, magari scrivi su un foglio quali sono le tue nuove abitudini e firmalo, come se fosse un contratto con te stesso, anzi di dico di più, condividilo con chi ti è vicino!

Ti auguro tanta scomodità, quella sana, che ci tiene vivi e proiettati verso l’eccellenza!

INASPETTATO E SORPRENDENTE

Mi ritrovo a gestire un bilancio di competenze, cosa ormai fatta molte volte e con uno schema ben stabilito. 8 ore di confronto “one to one” per definire le attitudini professionali del candidato, quale strada professionale intraprendere e che piano d’azione applicare.

Incontro Rosa (nome di fantasia), 38 anni, subito mi dimostra di avere uno spiccato interesse per un particolare lavoro: l’arredatrice di interni, ruolo professionale per cui aveva studiato e che ama molto voler fare. Fin ora non è riuscita ad accumulare esperienze in questo campo “accontentandosi” di esperienze in diversi call-center. Non si sente realizzata e vorrebbe dare una svolta alla sua carriera.

Come di consueto faccio una domanda per capire in che modo, fin ora, ha cercato lavoro, quali canali ha utilizzato e se il cv e la lettera di presentazione sono compilati in maniera corretta ed efficace. Qui Rosa mi racconta di aver dedicato poco tempo alla ricerca e di averci provato in maniera saltuaria, utilizzando sempre lo stesso cv, senza allegare lettere di presentazione e scoraggiandosi velocemente aggrappandosi alla convinzione “il lavoro oggi non c’è!”

Qui avverto una distonia, c’è qualcosa che non va! Come è possibile che una persona abbia una forte passione per una professione in particolare, una passione che quando ne parli ti brillano gli occhi, per poi scoprire che per realizzare questa passione la quantità di tempo ed energie spese è stata veramente bassissima…? 

Tra l’atro stiamo parlando di una donna di 38 anni, non di una neo diplomata, per cui mi aspettavo di trovare un racconto diverso.

Intuisco facilmente che c’è qualcosa di non detto, per cui faccio alla candidata la stessa domanda che mi era balzata in mente un attimo prima. Rosa cambia espressione, abbassa gli occhi, si connette con una forte emozione e inizia ad aprirsi completamente. Mi racconta della sua PAURA di lasciare casa, i propri affetti, del distacco con il suo ambiente abituale. Per quanto questa storia venga raccontata in maniera molto sentita, per me non è abbastanza, le dico di rimando che “se la sta raccontando” che il motivo non è quello, che si è inventata questa storia per giustificarsi, per proteggersi dalla possibilità di…bhe è da capire.

Rosa ne resta sorpresa e ammette che la mia interpretazione è corretta, se la sta raccontando, ragioniamo insieme sul fatto che qualunque strada possa scegliere c’è sempre un treno che può portarla a casa, per cui non può essere questo il motivo che per anni non le ha permesso di realizzarsi a pieno!

Scendiamo un po’ più in profondità e troviamo un’altra PAURA, quella di fallire, di sbagliare, di commettere errori, di venire giudicata… Ecco qui c’è qualcosa di più autentico, il modo di raccontarlo è diverso, non enfatizza, ne parla con un velo di vergogna, e mi dice che è questo ciò che la blocca.

Abbiamo capito il problema, se fosse stata una seduta di Coaching sarebbe stato un buon traguardo intermedio, per poi lavorarci ancora e ancora, ma qui avevamo poco tempo e dopo quell’incontro non l’avrei più rivista. Pertanto, se volevo aiutare questa persona ad uscire da questa situazione di stallo, dovevo fare qualcosa, sentivo di volere e dover fare qualcosa!

All’improvviso Rosa mi chiede se può fare lei una domanda a me, io, un po’ sorpreso le dico di si certamente, e mi chiede il perché le ho fatto notare che alla grande interesse non corrispondeva una grande dose di azione, qui la sua espressione cambia, la voce si indurisce, le rughe tra le sopracciglia si evidenziano, si sta arrabbiando. Non cerca una versa risposta, infatti continua facendomi una seconda domanda, e mi chiede se io ho avuto l’impressione che lei fosse MOLLICCIA!

Anche qui, non voleva una risposta, e la sua RABBIA non è rivolta verso di me e non è legata alla mia domanda, è legata alla sua vita, ed inizia spontaneamente a raccontarmi che per una vita intera ha dovuto subire persone che le rimandavano sempre questo commento “Sei MOLLICCIA” nel senso che non entra in azione, è titubante, e si fa vincere dalle paure. Più andava avanti nel racconto e più aumentava la rabbia e l’energia con cui lo raccontata. La sua fisiologia cambia, la schiena è dritta, i movimenti sono decisi, la voce ha un volume alto e un tono fermo, appare molto determinata e con una grande voglia di dimostrare al mondo che lei ce la può fare!

Io assisto a questa scena, la osservo, la ascolto, e, appena ha finito, le faccio notare che forse mi ha appena mostrato la soluzione al suo problema: la RABBIA! La rabbia non è sempre una cosa negativa, le faccio notare, ci dà energia, e a quanto pare Rosa di rabbia e di energia ne ha da vendere! Lei si ferma e mi dice…”sai non ci avevo mai pensato….!”.

Le do un compito (il bilancio delle competenze è per ora accantonato e ho messo su la divisa da Coach): di scrivere su un foglio la parola “MOLLICCIA”, di inserirlo dietro la cover trasparente del suo cellulare, e di leggere questa parola ogni qual volta inizia a titubare, ogni volta che la PAURA, che ha una funzione protettiva, vuole trattenerla. Leggendo la parola attiva immediatamente la RABBIA, ha un ancoraggio spontaneo molto efficace, e utilizzare quella RABBIA come ENERGIA per fare il primo passo!

Ci siamo poi salutati con un espressione in volto diversa, una sorta di liberazione, forse Rosa ha trovato la strada per poter rompere il muro di PAURE e SICUREZZE di cui si è circondata e trovare la forza e l’ENERGIA per fare il primo passo verso una direzione meno conosciuta ma tanto desiderata!

LEADERSHIP

Più mi immergo in questo tema e più capisco che la leadership non è un elenco di caratteristiche.

Troppo spesso vedo elenchi di pregi che ci dovrebbero rendere dei Leader efficaci…ma se è solo una questione di caratteristiche perché è ancora difficile trovarne di leader autentici?

Capacità come coraggio, forza, dedizione, empatia, gentilezza sono caratteristiche di un leader, ma da sole non bastano per essere un leader! Puoi imparare ad essere empatico, gentile, risoluto, integro nei valori, eppure potrebbero non riconoscerti come leader.

Le caratteristiche che contraddistinguono un leader sono come un albero, le vediamo ma non sono tutto.

Un albero, per essere saldo ha bisogno di radici forti! Ed è lì il segreto della leadership, è grazie alle radici che l’albero può crescere forte e rigoglioso, senza radici non c’è alcun albero.

Cosa sono queste radici? Le radici sono l’adesione ad una giusta causa. Un adesione incondizionata, totale, una devozione alla causa. Il vero leader è colui che ha sposato una causa, un matrimonio che non prevede ripensamenti, un matrimonio eterno.

Il leader antepone ai propri bisogni i bisogni della causa, è disposto a qualunque sacrificio sopportabile per la causa.

Per essere un leader giusto, allora la sua causa deve essere giusta, in PNL useremmo il termine ECOLOGICA, significa rispettosa per e di tutti, non solo per un gruppo di persone a discapito di altre, ma la causa è giusta quando genera un vantaggio per tutti.

Abbiamo bisogno di leader giusti, di persone coraggiose disposte a consacrare la propria vita ad una giusta causa!

“Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio.” (Nelson Mandela)

CONVINZIONI

Oggi ho incontrato una cliente, la chiameremo Rosa, mamma di tre bellissimi bambini, con una carriera messa in pausa per occuparsi della famiglia e ora pronta a rimettersi in gioco.

Ciò che è accaduto oggi è interessante, lei ha aperto il nostro incontro con “ma qui si lavora solo con la raccomandazione!!!”, e lo ha concluso invece con “bene mi metto all’opera, miglioro i miei strumenti e mi do da fare!”.

Cosa è successo? Come mai questo cambiamento?

Rosa è in gamba, ha molte qualità, e non le piace stare con le mani in mano, anzi non vede l’ora di poter riprendere a lavorare per potersi dar da fare e supportare l’economia familiare. Sta cercando ma non ha trovato ancora nulla e si sta scoraggiando. Ha visto con i suoi occhi poca meritocrazia negli ambiti professionali da lei frequentati e crede che sia così dappertutto. 

Seppur donna in gamba era bloccata da una convinzione limitante, cioè che il lavoro arriva solo a chi ha la raccomandazione! Magari è vero, ma non sempre, non dovunque!

Il primo momento di svolta è stato quando le ho chiesto se conosce persone che hanno ottenuto il lavoro senza raccomandazione…lei ci pensa un attimo su e poi esclama SI! MIO MARITO! Questa è stata la prima breccia.

Nel nostro incontro abbiamo poi analizzato come si propone alle aziende e abbiamo notato che ci sono delle fasi poco curate, che possono essere migliorate. Se ne rende conto anche lei, ed inizia a capire che in questo gioco “il lavoro non arriva” c’è anche un pezzo di responsabilità che le appartiene. 

Scoprendo come migliorare gli strumenti Rosa prende sempre più consapevolezza che può fare meglio, di più e che fin ora si è fregata da sola dicendosi cose che a volte sono vere ma A VOLTE NO!

Una seconda scoperta è stata il capire come il suo Hobby fosse strettamente correlato alla direzione professionale che lei stava decidendo di prendere! Rosa è rimasta sorpresa rispetto a quante analogie ci sono tra il suo Hobby preferito ed il lavoro che desidera e questo l’ha fatta sentire ancora più sicura sulla scelta del lavoro da perseguire.

Una terza scoperta riguardava i suoi difetti, o ciò che lei definiva così. Qui abbiamo ragionato sul fatto che i difetti sono “un’esagerazione di una qualità” e che non vanno pertanto eliminati, ma educati, moderati, per evitarne l’eccesso. Se impariamo ad educare i nostri difetti avremo due effetti positivi, avremo fatto sparire il difetto e preso pieno possesso e consapevolezza della qualità che c’è dietro.

Ai saluti Rosa aveva recuperato le energie, aveva indebolito di molto le sue convinzioni rendendosi conto di quanto lavoro c’è ancora da fare per raggiungere il suo obiettivo, ma anche del fatto che lei ha tutte le qualità e le capacità per intraprendere questo lavoro e raggiungere il suo obiettivo!